di Anna Mannucci
Giorgia abitava al secondo piano eppure precipitò dal terzo. La sua padrona, Caterina, un giorno, verso ora di pranzo, la sentì chiamare, lamentarsi, chiedere aiuto. “Sarà rimasta chiusa in qualche armadio? Nello sgabuzzino?” Ma Giorgia non era in questi prevedibili nascondigli. Si sarà nascosta tra i vasi di fiori del balcone? No, non c’è. La padrona guarda persino giù, sul marciapiede, sulla strada, anche se non può essere caduta, perché il pianto è troppo vicino. Cerca e ricerca, sempre più preoccupata...
- nel frattempo Giorgia continua a miagolare - e alla fine si decide a guardare verso l’alto. E, sulla ringhiera del terrazzo sovrastante il suo, vede Giorgia. Seduta, quasi calma, fiduciosa, ora che ha incontrato lo sguardo della padrona. Che invece va nel panico e si chiede: ma come avrà fatto ad arrivare lì? E soprattutto, come recuperarla? Come salvarla? L’appartamento del terzo piano è disabitato da tanto tempo, ormai nessuno ricorda chi ne sia il proprietario; ci vorrebbero indagini, ma non c’è tempo.
Lampo di genio: chiamare i pompieri! Sì, certo, il nome ufficiale è Vigili del fuoco, ma tutti li chiamano pompieri e tutti li amano. Sono disponibili, generosi, efficienti, - e di solito sono anche dei bei ragazzi - fanno sempre tutto quello che possono per aiutare chi è in difficoltà, non si nascondono dietro burocrazie e mansionari. Ovviamente, prima dell’intervento precisano: “Noi cerchiamo di salvare l’animale, ma non possiamo ricoverarlo, a questo deve pensare lei”. Dopo pochi minuti arriva il loro automezzo, posteggia e innalza la piattaforma per arrivare in alto. Non è più soltanto la tipica lunga scala dei vigili del fuoco, ma qualcosa di molto più tecnologico e sicuro. Giorgia li osserva, guarda in basso con fare inizialmente incuriosito. Ma quando il pompiere, vestito da pompiere, con tanto di stivaloni e casco e tuta e fisico robusto, si appresta a entrare nel balcone, la gatta si spaventa e scappa. Fugge dirigendosi orizzontalmente verso il balcone dell’appartamento di fianco, si aggrappa con le unghie alla vernice ruvida che copre la facciata del palazzo e si muove come una abilissima free-climber, a quel punto Caterina capisce come ha fatto ad arrivare al balcone del terzo piano. Allora, anche la piattaforma e il vigile del fuoco si spostano per cercare di raggiungerla. Ma Giorgia decide di scappare ancora una volta e usando le zampe come ventose si allontana dai suoi salvatori, che però non riconosce come tali, finché non arriva alla fine, al limite del palazzo.
Si ferma, guarda in basso, riflette, calcola i suoi movimenti e decide di tuffarsi. Allarga le quattro zampe per offrire più resistenza all’aria e con postura da grande e morbida atleta, si butta. L’urlo di terrore della sua padrona fu sentito in tutto il quartiere, anche se lei assicura di non ricordarsene. Giorgia ondeggia con grande eleganza, come vuole la sua natura di felino, sembra uno scoiattolo volante e atterra molto composta ed elastica sul marciapiede, ma subito scappa e si nasconde sotto una delle automobili posteggiate nella via. Quale delle tante? La padrona non riesce a capirlo, si mette a cercarla, ma non la trova, è troppo agitata, non sa più cosa fare e si siede sul marciapiede a piangere, ormai sono le 18 e per fortuna, finito il lavoro, arrivano due amiche gattofile di Caterina, che subito si mettono ad aiutarla. Chiamano, cercano, poi si intrufolano silenziosamente sotto tutte le macchine, finché Vincenzina individua e afferra Giorgia.
Baci, abbracci, emozioni, gioia, ma anche una triste considerazione: una delle zampe posteriori è inequivocabilmente rotta, l’osso sporge dalla pelle, ovvero si tratta di una frattura esposta. Subito si corre dalle veterinarie che ricoverano Giorgia e le somministrano degli antibiotici temendo qualche possibile infezione, ma per operare questo tipo di frattura serve uno specialista in ortopedia. In medicina veterinaria ufficialmente non esistono le specializzazioni, ma ci sono degli esperti con conoscenza ed esperienza in determinati settori; Valentina Galardi è una di questi, ha grande passione e competenza in ortopedia. Dopo le necessarie radiografie ed analisi del sangue, la dottoressa opera Giorgia e, per far sì che le ossa si ricompongano pian piano in modo corretto, le applica dei fissatori esterni fatti di una lega di titanio biocompatibile. Insomma, intorno alla gamba della micia viene collocata una complessa struttura metallica che in termini tecnici viene definita appunto “fissatore esterno di tipo bilaterale e monoplanare”. Questa struttura, che a vederla sembra quasi una scultura moderna, accompagna la guarigione delle ossa e dunque deve essere controllata e messa a punto ogni due-tre settimane.
Nel frattempo la gatta può muoversi, ma deve evitare mosse rischiose, come saltare dall’alto; così la sua padrona smonta la grande libreria a ripiani di legno grezzo che occupava tutta una parete dell’appartamento, su cui Giorgia amava arrampicarsi per poi buttarsi giù. Inizialmente la micia va dalle veterinarie per controllo, ovvero per fare le radiografie e mettere a punto i fissatori, ogni 15-20 giorni, ma la sua situazione non migliora, le ossa non si rinsaldano. Come mai? La dottoressa Galardi ha un’ipotesi: il cibo che la gatta mangia è inadeguato e suggerisce una soluzione, darle un prodotto di più alta qualità nutritiva. E finalmente, sono passati più di due mesi, Giorgia si riprende, il tessuto osseo comincia a ricostruirsi.
Ci sono voluti molti fattori, da parte delle veterinarie gli antibiotici, la chirurgia, le radiografie, i fissatori costantemente messi a punto; da parte della padrona, l’alimentazione di qualità e l’indispensabile buona gestione post-operatoria, dal ricovero nel gabbione dei primi giorni allo smantellamento della libreria.
Dopo più di quattro mesi, molte lastre e molti lievi ed equilibrati aggiustamenti della meravigliosa struttura metallica, Giorgia è guarita, la sua gamba è a posto e lei sta bene. I fissatori vengono rimossi e, dopo altri sei mesi, Caterina installa nuovamente la libreria e la gatta, contenta e nuovamente agile, ricomincia ad arrampicarsi, saltare sui ripiani di legno non trattato che sono la sua palestra.
Ma la cosa fondamentale è che il balcone viene messo in sicurezza, ovvero totalmente chiuso, riparato, da una rete metallica leggera, quasi invisibile ma forte e resistente, che protegge Giorgia e gli altri gatti da fughe pericolose.