di Anna Mannucci
Roberta e Claudio sono sposati da un anno e per rallegrare la loro vita decidono di prendere un gattino, anche perché entrambi lavorano sia in casa che fuori e dunque l’animaletto non starebbe mai troppo tempo da solo. Si mettono al computer e individuano Camilla, deliziosa micina in cerca di adozione, in uno dei tanti siti internet che propongono gatti e cani bisognosi.
Contattano i padroni della gattina, si mettono d’accordo e una domenica vanno a prenderla muniti del trasportino appena acquistato insieme a ciotole, cuccia, lettiera e giochini vari.
Insomma, si sono attrezzati per accoglierla adeguatamente in casa. Così Camilla arriva nella sua nuova famiglia, ha circa tre mesi, è sana, curiosa, vivace e subito sembra trovarsi bene nel nuovo ambiente. Che esplora meticolosamente, perlustrando tutte le stanze, dal pavimento ai mobili, come se studiasse l’arredamento e la mappa della casa. Dopo la lunga esplorazione, senza alcun timore mangia il cibo che le viene offerto, accetta un po’ di coccole, ma stanca per il viaggio e le tante emozioni della giornata, si mette a dormire nella cesta che le è stata proposta nel soggiorno. Il giorno successivo è uno di quelli, rari, in cui entrambi i suoi “genitori” vanno a lavorare fuori casa.
Verso sera, al ritorno, Roberta e Claudio scoprono che Camilla si è arrampicata sulla libreria, la vedono che dorme sul ripiano più alto, potrebbe sembrare una buona notizia, ma la gatta nella sua scalata ha buttato a terra qualche libro e soprattutto alcuni soprammobili, amati ricordi di viaggi, compreso quello di nozze, facendoli a pezzi.
I giovani coniugi sono un po’ dispiaciuti, Camilla invece non è per nulla turbata, subito scende dal suo rifugio ai piani alti e festeggia l’arrivo dei suoi padroni, li accoglie con fusa e strusciatine sulle loro gambe. Non è possibile non perdonarla, d’altra parte è appena arrivata, povera piccola, bisogna capirla, si deve adattare alla nuova situazione. Intanto la gatta prende velocemente confidenza con i suoi padroni, gioca con loro, guarda la televisione stando loro in braccio e la notte dorme insieme a loro, nel letto matrimoniale.
Intanto continua con le sue scalate, sale sulle sedie, e questo va anche bene, ma anche sul tavolo da pranzo, dove è meno gradita, e sulle scrivanie, ma soprattutto le piace tantissimo la libreria, la grande libreria con ripiani irregolari e asimmetrici e spazi di misure diverse. Ci si arrampica, arriva fino in cima, poi scende e visita le varie nicchie in cui sono libri, qualche vaso con fiori veri o secchi, e soprammobili. Inevitabilmente in queste sue ascensioni provoca qualche danno, fa cadere gli oggetti e si fa le unghie sui libri. Anzi, sembra proprio che si diverta a far precipitare qualcosa, con una zampina incalza ripetutamente la sua vittima inanimata, la porta sul bordo dello scaffale e poi la spinge giù, seguendone con interesse il volo e il rumore dell’arrivo sul pavimento. Succede soprattutto quando i suoi padroni/genitori adottivi non sono in casa, ma anche quando sono presenti.
Che fare per evitare questi danni? Chiuderla nella camera da letto? Sarebbe una crudeltà, sia per Camilla sia per i suoi padroni: che senso ha adottare un animale e poi tenerlo prigioniero e non poter godere della sua compagnia, dei suoi giochi, dalle sua allegria?
Un giorno dovendo cambiare una lampadina, Roberta prende e apre la scala, va a staccare la corrente elettrica e al ritorno trova la gatta con l’aria soddisfatta posizionata sull’ultimo gradino. “Camilla, ma volevi fare l’alpinista?!”.
E la situazione si ripete, la gatta ama saltare, arrampicarsi e posizionarsi in alto, si installa come un’abile equilibrista addirittura sopra le porte. E da lì guarda in giro, tutta contenta, come se potesse tenere sotto controllo il mondo, il piccolo mondo a cui ha accesso.
A questo punto i padroni/genitori si chiedono: questa passione per le scalate è una mania? Forse Camilla ha qualche problema psicologico?
Così decidono di interpellare un’esperta di comportamento dei gatti che subito fa una grande rivelazione: Camilla è perfettamente normale, a tutti i gatti, o quasi tutti, piace arrampicarsi. L’alpinismo è un loro hobby congenito!
Per questo, quando si adotta un piccolo felino, si deve accettare, molto tranquillamente, che il gatto possa salire su tavoli, ripiani, armadi, librerie e quanto desideri. Anzi, bisogna allestire l’appartamento a misura di gatto, compresa la possibilità di salire verso l’alto. A questo scopo, nei negozi per animali e nei pet shop on-line si trovano decine e decine di tiragraffi che in realtà sono delle vere e proprie palestre, strutture alte fino a 3 metri, che arrivano anche al soffitto, ricche di ripiani e nascondigli e pali coperti da materiale piacevole per le zampe feline.
Una bella idea è allestire una intera parete con tanti ripiani in legno grezzo, ovvero non trattato, non verniciato (per un gatto, il legno lucidato o impiallicciato è meno divertente, non ci si può “fare le unghie”) come piccolo parco giochi per i gatti di casa.