di Anna Mannucci
Fitz, detto Fitzcarraldo, da qualche tempo appare triste. Mangia poco, è dimagrito, ha il pelo brutto e sta appartato, isolato dagli altri gatti di casa. “È la vecchiaia” si è tentati di dire, dato che Fitz ha 13 anni, una bella età per un gatto. Si pensi però che fino a poco tempo fa un gatto era considerato anziano dopo aver compiuto 7 anni.
Analogamente, un essere umano era considerato anziano dopo i 40 anni. Per esempio, per poter accudire un parroco, la perpetua doveva avere compiuto 40 anni, ovvero essere una vecchietta al di fuori di ogni tentazione.
Ora tutto è cambiato, le età della vita sono diventate diverse, sia per noi che per gli animali da compagnia. Adesso una persona di 40 anni è considerata giovane e lo stesso sta succedendo per gli animali di casa. Ma torniamo a Fitz. Non è vivace, non ha appetito e ha il pelo stropicciato, segno evidente di mancanza di cura da parte sua, insomma non si lecca, non effettua la toilette quotidiana tipica dei gatti sani. La sua padrona, Giovanna, quasi sessantenne, non si arrende all’idea che tutto questo sia causato dal passare del tempo, altrimenti anche lei sarebbe malridotta, ma non è così. E ciò la spinge a osservare attentamente Fitz, senza dar retta ai luoghi comuni sulla vecchiaia e l’inesorabile trascorrere del tempo.
E fa un’osservazione fondamentale: Fitz emana un cattivo odore che ricorda qualcosa di marcio, ovvero, detto in termini più prosaici, puzza. Il mistero si infittisce, è vero che i vecchi, di tutte le specie, spesso puzzano. Ma qual è la causa di ciò? Giovanna si fa coraggio e comincia a esaminare Fitz, che non è molto malleabile né manipolabile, essendo un vecchio gatto che ha sofferto varie traversie nella sua vita: è stato abbandonato, vive con lei solo da un anno e non ha più molta fiducia negli umani. Ma la sua “nuova” padrona lo osserva, con delicatezza lo controlla, lo tasta, nonostante le proteste e i grugniti del vecchio gatto, addirittura lo annusa, dalla coda alla testa, seguendo il percorso del suo pelo così trascurato. Finché non arriva alla bocca. E scopre che da lì proviene l’odore sgradevole e probabilmente quella è l’origine dei disturbi del micio, cerca anche di guardare l’interno del cavo orale ma il vecchione si ribella in modo deciso, evidentemente ha un forte dolore, Giovanna però intravede le gengive molto arrossate.
A quel punto chiama la clinica veterinaria di sua fiducia e chiede un appuntamento per una visita. Fitz si fa mettere tranquillamente nel trasportino e non è turbato più di tanto dal breve tragitto in automobile. Ma quando è il momento di essere visitato, si irrita, non accetta di essere toccato, anzi, strapazzato, secondo lui. Impossibile dunque fare un prelievo di sangue per controllare alcuni parametri di base, come la funzionalità renale. Che fare? La scelta non è semplice: Fitz così soffre, si nutre male e non è contento. Giovanna e la veterinaria discutono a lungo. Accettare che la situazione sia inevitabile e lasciarlo sopravvivere in questo modo di certo non ideale? Oppure correre qualche rischio e intervenire?
Dopo molte riflessioni, si decide di intervenire, Fitz sarà operato. La mattina del giorno stabilito viene portato in clinica, digiuno dalla mezzanotte precedente. La veterinaria lo seda in modo da poterlo finalmente visitare, fare un prelievo del sangue, valutare l’entità dei problemi del cavo orale e decidere al meglio. Effettua dunque l’estrazione dei denti che causano dolore e toglie il tartaro da tutti gli altri.
Il lavoro chirurgico non è semplice, tra i denti da togliere c’è anche un canino superiore, che in un carnivoro come il gatto ha una radice molto grossa e lunga ed è ben piantato nell’osso.
Dopo la complessa operazione, si attende che Fitz si risvegli ben bene dall’anestesia e nel pomeriggio la sua padrona passa a ritirarlo, per portarlo a casa. All’inizio, il vecchione sembra un po’ imbambolato, barcolla, cammina incerto. Giovanna subito si angoscia e chiama la veterinaria, ma la risposta è “Non si preoccupi, è normale che barcolli, forse continuerà a farlo sino a domani”. E le ricorda di somministrare con regolarità l’antidolorifico prescritto, mentre per la copertura antibiotica in clinica è stato iniettato un farmaco a lento rilascio, che dura 15 giorni. Perché sarebbe impossibile dare a Fitz un altro tipo di antibiotico, tutti i giorni o due volte al dì, dato il suo carattere ombroso.
La mattina dopo, Fitz comincia a muoversi e a mangiucchiare qualcosa. Il giorno seguente, mangia con appetito, ma non solo: cammina, esplora, sale sulle sedie, va sul terrazzo. Sembra rinato. E dopo un paio di giorni, Giovanna lo scopre a farsi la toilette, ovvero a leccarsi con cura il pelo ovunque, come un gatto normale. Non era tristezza, era mal di denti.
È un medicinale veterinario: chiedi consiglio al tuo veterinario. Leggere attentamente il foglio illustrativo.
Tenere fuori dalla portata dei bambini. L’uso scorretto può essere nocivo. Aut. pub. n°48/VET/2009