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La fuga di Sophie
Come cercare e ritrovare un gatto perso
di Anna Mannucci
Un giorno, al suono della sveglia del telefonino Giulia e Stefano si alzano e come al solito vanno a prepararsi la colazione. Sono ancora mezzi addormentati ma si accorgono subito che qualcosa non va, manca qualcosa, anzi: manca qualcuno. Non c’è Sophie. “Dov’è la gatta?” si chiedono reciprocamente più volte. Di solito è la prima ad arrivare in cucina, con la coda dritta e tanta voglia di giocare. Ma quella mattina non c’è nessuno che si strusci sulle loro gambe e pretenda di salire sul tavolo, un esserino peloso che rallegra anche il risveglio più duro.
Leggi l'esperienza di una veterinaria
“Per la mia esperienza, i gatti che si perdono, che scappano di casa, di solito rimangono nelle vicinanze e lì vengono ritrovati” dice Chiara Mencacci, veterinaria clinica a Milano da otto anni e gattofila. “Me lo hanno raccontato tante clienti, riferendosi anche a quanto avvenuto loro o ad amici e conoscenti e a quello che leggono in forum di amici dei mici”. “Certo -precisa la dottoressa- questo succede se si parla di gatti sterilizzati o di gatti che vivono esclusivamente in casa. Perché se invece un gatto è “intero”, ovvero non è stato sterilizzato, spinto dall’istinto riproduttivo, soprattutto se maschio, può fare chilometri e chilometri alla ricerca di un partner. Altro caso è quello di gatti sterilizzati ma abituati a uscire, a girovagare nei dintorni di casa; qui molto dipende dal carattere, dalla voglia di scoprire il mondo, dalla curiosità, che possono spingere l’animale ad allontanarsi anche molto e a non rientrare in casa all’ora solita”.
Ma un micio sterilizzato che conosce solo il suo appartamento, dopo la fuga iniziale, volontaria o casuale, si spaventa e cerca di nascondersi. Si trova in un mondo che non conosce, pieno di odori, rumori, cose e persone nuove. La reazione è di paura, il gatto si infila sotto un’automobile, dentro un tombino, in una cantina, in qualche anfratto. E lì resta, spesso immobile per giorni e giorni. Magari, spinto dalla fame e dalla sete, ogni tanto fa qualche passo nei dintorni, ma poi torna a nascondersi. Sta lì e aspetta che il padrone lo ritrovi. Per questo non bisogna arrendersi e continuare a cercare, frugando ovunque. Qualche tempo fa, racconta la veterinaria: “Mi ha telefonato una gattara che in un giorno di pioggia aveva incontrato e si era portata a casa un gatto che aveva l’aria troppo “domestica” per essere un randagio. Me lo ha descritto e io ho pensato potesse essere Romolo, un mio paziente scappato di casa ben sei mesi prima e della cui fuga ero stata avvisata. Ebbene, era proprio lui!” Insomma, non bisogna mai arrendersi e cercare sempre, insistere, insistere, insistere.
Leggi la pagina relativa al funzionamento dell'Anagrafe Nazionale Felina
Leggi l’avventura di Romolo
Romolo, dopo sei mesi di vagabondaggio, è stato sospettato di non essere un vero randagio dalla gattara locale (figura ora ufficialmente definita come “tutor di colonia felina”); secondo lei, era troppo affettuoso e troppo casalingo, in un giorno di pioggia si è messo addirittura a seguirla fino a casa alla ricerca di un tetto e di un letto caldo. A quel punto la gattara ha avvisato la clinica veterinaria di zona, chiedendo informazioni su eventuali gatti persi, come ha raccontato nell’altro box la dottoressa Chiara Mencacci. Che a sua volta ha chiamato un cliente, il signor Giorgio, che da molto tempo cercava disperatamente il suo gatto fuggitivo corrispondente alla descrizione di Romolo. Per fortuna Giorgio aveva subito avvisato le sue veterinarie della scomparsa del micio, con tanto di volantino con fotografia attaccato nella sala d’aspetto della clinica.
Alla notizia del ritrovamento, immediata reazione di felicità da parte di Giorgio, che vuole recuperare il suo amato Romolo, a cui corrisponde però una giusta diffidenza da parte della gattara: “E se costui non fosse davvero il padrone del gatto che io ho trovato? Se fosse un pazzo? O se il gatto da lui perso fosse un altro anche se assomigliante?”. I dubbi sono tanti, si tratta di un essere vivente e sensibile, non si può essere faciloni. La gattara chiede dunque a Giorgio di presentarsi con le fotografie delle diverse età della vita del suo micio. Solo a quel punto si convince che sì, Giorgio è davvero il padrone di Romolo. E glielo riconsegna. Inutile descrivere la scena del ricongiungimento tra umano e felino, baci, abbracci, lacrime e così via. Ma tutto sarebbe stato più semplice e veloce se il gatto avesse avuto il microchip.
Che cosa è il microchip? Un minidispositivo elettronico, una capsulina che il veterinario inietta sotto pelle, con una speciale siringa, al gatto, nei pressi del collo. Il microchip contiene un codice, un lungo numero, che identifica l’animale, con nome, razza, sesso, segni utili di identificazione, età, e i dati del padrone. Così finalmente ogni micio è indissolubilmente legato al suo “genitore adottivo”. Utilissimo per i gatti che escono, che vanno in giardino, ma anche per quelli di casa che scappano o cadono da balconi e finestre (sono tanti, troppi, più di quel che si pensa).
Se dunque qualcuno incontra un gatto che passeggia in giro oppure trova un gatto in difficoltà, ferito o malato, prima di portarselo a casa o ancora peggio metterlo in un gattile, deve rivolgersi a un veterinario che aderisce all’anagrafe felina (sono più del 60% dei veterinari italiani), che con un apposito strumento -una sorta di “spazzola” che si passa a pochi centimetri del corpo dell’animale- leggerà il microchip e i suoi contenuti, risalendo al proprietario attraverso una banca dati nazionale: www.anagrafenazionalefelina.it
In questo modo il veterinario potrà contattare la famiglia del micio, che verrà riportato a casa, se si era perso, o tornare in giardino, se è che lì che passa il suo tempo libero.
L’anagrafe nazionale felina esiste da gennaio 2011, è volontaria (a differenza di quelle canina, che è obbligatoria). L’inserimento del microchip può essere effettuato solo da un veterinario ed è a pagamento (costa da 25 a 60 euro circa).
“Dov’è Sophie?” e l’interrogativo si carica di preoccupazione. In effetti, nei giorni “normali” appena prima del momento della sveglia la gatta, che evidentemente sa con precisione che ora sia, comincia a leccare il naso e a mangiucchiare i capelli dei suoi padroni. Stamattina non l’ha fatto. La chiamano, agitano la scatola dei croccantini, aprono una scatoletta del suo cibo, rumori che la fanno sempre accorrere come se fosse davvero affamata. Ma non arriva, non è in casa. Deve essere scappata ieri sera, forse è uscita con gli amici che erano a cena, forse quando Stefano è andato a buttare la spazzatura. Questione di minuti, di pochi secondi, per i padroni di gatti è automatico chiudere velocemente la porta di casa. Eppure stavolta è successo, Sophie è fuggita.
Dopo la prima reazione di incredulità, passano alla disperazione e cercano conforto telefonando a un’amica gattara, che subito li sprona a darsi da fare e li inonda di consigli, un lungo e dettagliato elenco delle cose da fare. E li rassicura: Sophie è nei dintorni, nascosta da qualche parte, bisogna cercarla, cercarla senza mai darsi per vinti, fino al ritrovamento; ci sono molti casi di gatti ritrovati dopo 40 giorni, ma anche dopo due mesi o più. Sophie ovviamente è sterilizzata, dunque non rischia gravidanze. Giulia deve andare al lavoro, Stefano invece può prendersi un giorno di ferie e cominciare la ricerca, inizia con un giro per le scale condominiali e nel cortile, chiamandola per nome e chiedendo a tutti quelli che incontra se hanno visto un gatto. Il passaparola è fondamentale.
Poi, seguendo le indicazioni della esperta gattara, passa alla preparazione dei volantini con la foto di Sophie, il luogo e la data di sparizione, i numeri di telefono. Centinaia e centinaia di volantini, formato A4 e A3, con sfondo bianco oppure colorato. Li attacca sui lampioni, sui cestini della spazzatura, nei pressi del supermercato, vicino ai garage dove potrebbe essersi intrufolata, li mette sotto i tergicristalli delle auto e nelle caselle di posta, in tutto il quartiere, ovunque, ma solo dove non diano fastidio e senza coprire altri annunci. Dopo avere chiesto il permesso, li lascia dal panettiere, nei vari negozi, all’edicola, nei bar. Tutti, nella zona, devono sapere della ricerca di Sophie.
La sera tardi e la mattina molto presto, quando ci sono tranquillità e poco rumore, Giulia e Stefano battono palmo a palmo i dintorni e chiamano la loro micia, guardando sotto le automobili posteggiate, nei cespugli, in ogni possibile nascondiglio. In queste occasioni, incontrano molti cani a passeggio con i loro padroni e li informano della scomparsa della gatta. In altri orari, avvisano i bambini che giocano nei giardinetti. Un’altra categoria preziosa sono i veterinari, che spesso sono punti di riferimento anche per questi problemi. Dopo una settimana, quando già si stanno scoraggiando, arriva una telefonata: una persona che ha visto un gatto simile a quello dei volantini in un cortile contiguo a quello dei padroni di Sophie. Si precipitano a cercare, ma senza risultati. Passa qualche giorno, un’altra telefonata che segnala lo stesso cortile, il gatto è stato visto da alcuni bambini. Evidentemente Sophie è rimasta nascosta per parecchi giorni, poi ha cominciato a muoversi. Altra spedizione di controllo che porta a una importante scoperta: lì ci sono altri gatti e una persona che se ne occupa, bisogna capire chi sia e coinvolgerla, la somministrazione della cena avviene alle 20,30, tutte le sere. Giulia e Stefano cercano inutilmente di individuare questa persona e alla fine, sono passati parecchi altri giorni, si mettono d’accordo con un inquilino gentile e si fanno aprire il cancello alle 20,25. E vedono arrivare la protagonista di uno speciale rito, la nutrizione dei gatti liberi. Si aspettavano una vecchia brutta e trascurata, vedono arrivare una donna giovane ed elegante che chiama all’appello i suoi protetti. I quali arrivano di corsa, proveniendo da anfratti urbani misteriosi, e tra di loro c’è Sophie! Giulia piange per la contentezza, “Sophie, vieni dalla mamma”. Afferrata la fuggitiva e tornati a casa, i suoi padroni sono anche un po’ turbati, quasi gelosi, la gatta è tutta contenta ma non mostra di aver patito sofferenza o disagio né la mancanza dei suoi “genitori adottivi”. La mattina dopo viene portata dalla veterinaria che conferma l’ottimo stato di salute. La sera stessa, quando vede aprirsi la porta di casa, Sophie si precipita verso l’uscita, subito bloccata da Stefano. Nessun trauma, nessuna paura, l’audace gatta sta benissimo.
Il giorno successivo, Giulia scrive su tutti i volantini rimasti con un grosso pennarello rosso: “Gatta ritrovata!”, un invito all’ottimismo per tutti.